Una catena del valore è l'insieme ordinato di attività che la tua azienda svolge per trasformare gli input in un prodotto per cui un cliente paga. Ogni passaggio aggiunge costo e, idealmente, più valore di quanto costi. Mappare la catena mostra dove si crea il tuo margine, dove si disperde, e quali passaggi dovresti gestire tu stesso.
Una mappa utile ha due righe. Le attività primarie fanno avanzare il prodotto: approvvigionamento, produzione, logistica, marketing e vendite, assistenza. Le attività di supporto le rendono possibili: finanza, assunzioni, IT, acquisti. Attribuisci un costo a ogni passaggio e poni la stessa domanda diretta a ciascuno. Un cliente pagherebbe per questo se lo vedesse in fattura?
Un esempio da una piccola torrefazione, per chilogrammo. I chicchi verdi costano 6,00. La tostatura costa 1,20. Il confezionamento costa 0,80. La spedizione costa 1,50. Il costo totale è 9,50 e il sacchetto si vende a 18,00, quindi 8,50 restano in azienda, un margine lordo di circa il 47 percento. Ora il founder considera di esternalizzare la tostatura a 3,00 al chilogrammo. Il costo totale sale a 11,30, e il margine scende a 6,70, ovvero circa il 37 percento. Il numero rende concreta la decisione: rinunciare a 1,80 per chilogrammo compra tempo libero e meno rischio sulle attrezzature, e puoi valutare se questo scambio funziona al tuo volume.
I business plan includono di solito una descrizione della catena del valore, perché chi legge vuole vedere quali parti del processo controlli e dove dipendi da altri.
La confusione frequente è con la catena di fornitura. La catena di fornitura è il flusso di merci e informazioni tra aziende. La catena del valore è l'insieme di attività che aggiungono valore dentro la tua azienda, incluso il lavoro di supporto che non tocca mai il prodotto. Un secondo errore è mappare la catena una volta e poi archiviarla. Prezzi, fornitori e strumenti cambiano, quindi rivedi i numeri una volta l'anno.
